Le donne di Firenze, la quint’essenza della femminilità

Lo stilista Elio Fronterrè, nato ad Ischia, non può essere tacciato di campanilismo quando afferma: “Sono innamorato di Firenze, mi piace molto come vestono le donne di Firenze, hanno quel che di intellettuale, quel che di indifferente per il modaiolo, anche se poi seguono le tendenze. Però sono anche un pò fru frù”.

Forse il Fronterrè non conosce bene lo spirito che pervade le donne di Firenze, tutt’altro che fru fru. Non deve aver letto il poema in versi di Franco Sacchetti del 1354 dal titolo poco rassicurante: “Battaglia delle belle donne di Firenze colle vecchie”. In sostanza si narra di una guerra all’ultimo sangue che le ‘belle’ di Firenze, guidate dalla regina Costanza degli Strozzi, dichiararono alle anziane per aver turbato una loro festa in onore della bellezza. E’ guerra vera con le fazioni sostenute dai rispettivi amanti: da una parte giovani e valorosi, dall’altra “vili amatori, pitocchi e facchini” (lo dice il Carducci citando il poema). Il fatto che il Sacchetti di lì a poco sposasse una Strozzi, lascia intendere il potere che l’universo femminile fiorentino ha da sempre su quello maschile. Perché vi sembran pochi i 100 Canti e i 14 mila versi sulla strada di Dante verso Beatrice?

Il rapporto con l’uomo è sempre stato un problema per le donne di Firenze. Ovviamente non per colpa loro. In molti Forum su Internet spesso gli uomini si lamentano che le donne fiorentine non li prendono troppo sul serio, soprattutto quando si lanciano con sms sdolcinati e mielosi. “Non è per cattiveria, dicono le donne di Firenze, è che siete proprio ridicoli”.

Perché alle donne fiorentine piace soprattutto ridere. Le smancerie e i buoni sentimenti vanno bene dopo tanta allegria e sano divertimento. Insomma non puoi dire a una donna fiorentina ‘i tuoi occhi son come le valli dell’Arno dove rigogliosa splende la vita’, se prima non l’hai fatta sorridere con aneddoti irriverenti, spregiudicati, blasfemi e goliardici.

Non è difficile capire i motivi di tanta sicurezza, a volte sfacciata, che mostrano da sempre le donne fiorentine. Loro sono nate nella città culla della cultura e dell’arte, una delle città più belle al mondo e ne sono consapevoli da tempo immemore. Come potrebbero essere persone dimesse e senza un grande amor proprio? Un sentimento di grande autocompiacimento che fa scalpore: lo dimostra Forese Donati, amico di Dante, quando si rincontrano nel XXIII canto del Purgatorio:

“… a le sfacciate donne fiorentine
l’andar mostrando con le poppe il petto.
Quai barbare fuor mai, quai saracine,
cui bisognasse, per farle ir coperte,
o spiritali o altre discipline?”

Che in parafrasi volgare vuol dire: ma come osano queste sfacciate donne fiorentine (paragonate a barbare e saracene) andarsene in giro mostrando il seno e quindi grande sicurezza di sé? Solo con pene severe e altre discipline le si potrebbero convincere ad andare in giro più coperte.

Le signore di Firenze non potrebbero essere diverse da quello che sono. Hanno una storia di consapevolezza alle spalle che le rende forti e determinate. Quando la mattina si muovono veloci verso le proprie occupazioni camminano sui medesimi passi di Compiuta Donzella, nata nel XIII secolo, la prima poetessa italiana a comporre in volgare. In un dolcissimo sonetto sulla primavera e gli innamorati, la giovane colta intellettuale dell’epoca ribadisce tutto il suo disappunto per il matrimonio combinato dal padre:

Ca lo mio padre m’ha messa ‘n errore,
e tenemi sovente in forte doglia:
donar mi vole a mia forza segnore,
ed io di ciò non ho disìo né voglia,
e ‘n gran tormento vivo a tutte l’ore,
però non mi ralegra fior né foglia.”

Inoltre, ironia della sorte, nonostante tutti i tentativi di minarne l’autostima, le donne fiorentine non hanno invece mai perso la buona abitudine di prendersi dei privilegi. Sottolinea infatti Montesquieu nel 1728 dopo aver visitato Firenze che: “gli uomini vanno a piedi. La sera, si fanno lume con una piccola lanterna. Le donne vanno in grandi carrozze”.

E così alla fine, anche se sono passati i secoli, le cose non sono affatto cambiate. Le moderne donne fiorentine sono sempre persone molto affabili, ma tutt’altro che angelicate. Oggi come ai tempi di Dante e di Donati sfidano le convenzioni e i luoghi comuni, prendono gli stereotipi e li mettono sotto i tacchi, sia del 12 che dell’anfibio.

E’ nella vita di tutti i giorni che viene fuori la tempra, fatta di determinazione e ironia. Alle donne di Firenze del XXI ovviamente piace fare shopping, ma con nonchalance. Le vetrine del centro storico di Firenze le considerano soprattutto per i turisti e Via de’ Tornabuoni come un marchio di fabbrica. Alle donne fiorentine piace scivolare veloci in Via degli Strozzi o Via di Santo Spirito, senza nemmeno dare l’impressione di guardare le vetrine. Poi improvvisamente spariscono e ritornano sulla retta via con uno sfavillante pacchetto tra le mani.

In sostanza, il carattere di questa città è ben presente nello spirito di queste donne. Orgoglio, vivacità di spirito, intelligenza, buon gusto e certamente, come già detto, una sana dose di autocompiacimento. Come tutti i fiorentini, ma soprattutto nelle donne, c’è sempre una grande “giocondità” (Tobias George Smollett, 1765) sia nella conversazione che nei modi di vestire e comportarsi. Ma poi alla fine quella stessa gaiezza diventa uno scoglio da superare per conoscere nell’intimo il carattere delle donne di Firenze.

Superato quello scoglio però si apre un mondo pressoché infinito, ricco di bellezze e cose da scoprire. Proprio come succede agli Uffizi, dove dopo ogni sala, ci sono capolavori sempre più belli.

One Response to Le donne di Firenze, la quint’essenza della femminilità

  1. Arturo says:

    La maggioranza delle fiorentine sono befane alla nascita. Un filino meglio i maschi, ma solo perchè per madre Natura ci vuol meno fatica a crearli.
    Voto: ZERO.

    Rispondi

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