Tour delle statue di Firenze dedicate agli animali

L’amore e il rispetto per gli animali in quanto creature, sono un’invenzione recente. Nel passato agli animali capitava di essere venerati per l’aiuto e il beneficio dati all’uomo, senza riconoscergli un’anima. Oggi il rispetto è un po’ più diffuso e quando vediamo un’opera che rappresenta un animale non ci meravigliamo più di tanto. Nella Firenze del Medioevo e del Rinascimento invece il sentimento era ben altro, per cui oggi è difficile trovare statue di Firenze che rappresentino animali, non umani (trascurando le statue equestri). Infatti le rare eccezioni in cui ad un animale sia stato concesso questo beneficio, si contano sulle dita di una mano.

Una delle poche statue di Firenze che rappresenta un animale è quella di Pegaso, il cavallo alato della mitologia, nato dalla terra bagnata dal sangue della testa della Medusa tagliata da Perseo. Il Pegaso in questione si trova al Giardino di Boboli a Palazzo Pitti nel prato denominato del Pegaso: la statua è recente, del 1865, opera di Aristodemo Costoli. Al tempo Pegaso era usato come simbolo della Regione Toscana.

Un’altra statua fiorentina dedicata solo ad un animale è il Marzocco di Donatello. E’ un’opera in pietra del grande artista che insieme a Brunelleschi e Masaccio è considerato uno dei padri del Rinascimento fiorentino. Il Marzocco è un leone seduto e appoggiato ad uno scudo su cui è rappresentato il Giglio simbolo di Firenze. Il Marzocco che ancora oggi si può ammirare in Piazza della Signoria è una copia: per preservarlo dall’erosione l’originale è conservato al Museo del Bargello.

Come si diceva all’inizio, nel passato il rispetto per gli animali era molto legato ai servigi recati. Vanno in questo senso la Testa della Mucca sulla fiancata del Duomo e la lapide in ricordo della ciuca (mulo) a Palazzo Pitti.

La testa di mucca visibile sulla fiancata del Duomo che dà su Via De’ Servi è stata realizzata in ricordo di tutti gli animali che erano stati utilizzati nella costruzione della Cattedrale e della Cupola. Un’altra leggenda racconta che si tratta invece di una vendetta di un carpentiere che lavorava alla costruzione del Duomo, il quale aveva subito una pesantissima condanna per aver commesso adulterio con la moglie di un fornaio. Il quale aveva bottega proprio sull’altro lato della strada in Via De’ Servi.

Per la Lapide alla Ciuca c’è invece un’unica versione. Nel primo cortile di Palazzo Pitti c’è un bassorilievo fatto apporre nella seconda metà del Cinquecento dall’Ammannati, noto architetto, nel corso di alcune ristrutturazioni. La lapide è stata realizzata in ricordo e omaggio al lavoro svolto dagli animali, e in particolare i muli, che trasportavano i materiali, legname, marmo, blocchi di pietra utilizzati per la ristrutturazione di palazzo Pitti.

Un’altra lapide dedicata ad un animale è quella in onore del cavallo morto sul Lungarno Anna Maria Luisa de’ Medici vicino a Piazza dei Giudici. Sulla balaustra di Lungarno c’è una lapide con una scritta in latino. Si tratta di un elogio funebre per uno dei più amati cavalli dell’ambasciatore di Venezia, Carlo Cappello. L’animale venne seppellito nello spiazzo ora diventato Piazza dei Giudici e lì fece apporre la lapide.

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