Le piazze di Firenze, culle di arte, storia, musica e cultura

Firenze l’è piccina
e vista da i’ Piazzale
la pare una bambina
vestita a carnevale…
Firenze l’è un po’ stretta
e ‘un ci si può atterrare…
Peretola è un giochino
e non si può allargare…
– Leonardo Pieraccioni

Le piazze di Firenze hanno tante storie da raccontare. Per secoli sono state il centro dell’attività politica, economica e religiosa della città. Sulle piazze di Firenze si discuteva, si acquistavano le merci, si ascoltavano le prediche accalorate dei frati contrari ai comportamenti intrisi di lassismo dei cittadini e spesso si condannavano a morte, impiccati o bruciati sui roghi lì sulla pubblica piazza, assassini, ladri o eretici.

Le piazze di Firenze hanno mille aneddoti da raccontare, divertenti e tragici, storie di potenti e di ciompi, gli emarginati delle arti minori. I granduchi di Toscana hanno fatto a gara per rendere quei luoghi sempre più belli e vivi, ordinando che fossero costruiti palazzi e chiese di meravigliosa fattura, realizzati e decorati da architetti e maestri d’arte famosi in tutto il mondo.

Le piazze di Firenze sono luoghi vitali che nel tempo hanno saputo dare spazi di libertà ai cittadini e che oggi, pazienti e sempre allegre, accolgono i milioni di turisti che ogni anno sbarcano nel capoluogo toscano, culla del Rinascimento, patria dell’Arte, madre e matrigna di un tal numero di geni artistici come nessun’altra città al mondo.

Piazza Duomo, la panchina prediletta da Dante

Tra gli aneddoti più strani che interessano Piazza del Duomo a Firenze c’è quello relativo al Sasso di Dante. Pare infatti che il Sommo Poeta avesse l’abitudine di posare le somme terga su un preciso sasso per contemplare e spesso criticare a bassa voce l’attività di costruzione della basilica di Santa Maria del Fiore. Un bel giorno un passante vedendolo lì seduto gli chiese quale fosse il suo cibo preferito: “L’ovo” rispose il Sommo. Un anno dopo, quasi a sfidarlo, lo stesso passante gli chiese a bruciapelo: “Con che cosa?”. “Co’ il sale” rispose prontamente Dante, dimostrando tutta la sua acutezza e l’ottima memoria. Il Sasso di Dante, che oggi dà il nome anche a un ristorante, è all’altezza del numero 54 della bellissima piazza di Firenze su cui, oltre alla Basilica, si affacciano la Cupola del Brunelleschi, il Campanile di Giotto, il Battistero di San Giovanni e gli splendidi Palazzo Arcivescovile, Loggia del Bigallo e Palazzo dei Canonici.

Piazza della Repubblica e l’epopea della Colonna Dovizia

Secondo i Romani l’ombelico della città, punto di intersezione tra il cardo e il decumano, era nell’odierna Piazza della Repubblica. Lì posero una colonna che nel tempo ha subito diverse vicissitudini. Quella che oggi è la Colonna Dovizia o Colonna dell’Abbondanza, visibile sulla destra arrivando da via degli Speziali, è stata posta nel 1431. Un giorno del 1721 la statua della Dea Dovizia di Donatello cadde e fu sostituita con una simile. Nel frattempo la piazza era diventata la Piazza del Mercato Vecchio che venne smantellato nell’Ottocento insieme alla Colonna che finì, smembrata, in diversi punti della città. Nel 1956 un comitato specifico la fece risistemare nel suo punto originario. La statua però è una copia: l’originale si trova nel Palazzo della Cassa di Risparmio di Firenze in via dell’Oriuolo.

In Piazza della Signoria, un atto vandalico di Michelangelo

Su una delle pietre di Palazzo Vecchio che si affaccia in Piazza Signoria si trova abbozzata l’incisione di un profilo di uomo, chiamato l’Importuno. Leggenda vuole che l’incisione sia il ritratto, realizzato da Michelangelo Buonarroti, di un condannato a morte giustiziato pubblicamente. L’artista, per non essere sorpreso nel gesto vandalico, avrebbe scolpito il ritratto con le mani dietro la schiena.

Di fronte alla fontana del Nettuno sempre in Piazza della Signoria, un disco di granito nella pavimentazione ricorda il punto dove il 23 maggio del 1498 fu arso Frà Girolamo Savonarola dopo essere stato impiccato perché condannato per eresia. Con la cerimonia de La Fiorita che ogni anno si svolge a Firenze si ricorda la mattina successiva al rogo del frate quando nel luogo dell’esecuzione furono trovati fiori e petali di rose.

Piazza San Lorenzo e il quesito irrisolto

La domanda ha qualche secolo di vita: cosa tiene nella mano destra la statua di Giovanni delle Bande Nere posta sul massiccio piedistallo davanti alla Basilica di San Lorenzo? C’è chi risponde l’impugnatura di una lancia, ma il dibattito rimane aperto. La statua, commissionata dal figlio di Giovanni, Cosimo I de’ Medici, fu però posta all’interno della Basilica, lasciando nudo il possente basamento e riposizionata solo nel 1850. Con la solita ironia che contraddistingue i fiorentini la statua è soprannominata Gran Capitano Ebbe per via della pomposa targa posta nell’Ottocento che recita: “Una parte di questo monumento destinato da Cosimo Primo ad onorare la memoria del padre Giovanni delle Bande Nere lungamente non curata qui stette e il volgo la chiamò la base di San Lorenzo restaurata nell’anno MDCCCL e postavi la statua del gran capitano ebbe alfine compimento la pregevole opera scolpita”.

In Piazza Santa Maria Novella, Francescani vs Domenicani

Sotto il loggiato d’ingresso alla chiesa dell’Ospedale di San Paolo, oggi sede del Museo Nazionale Alinari della Fotografia, una terracotta scolpita raffigura l’incontro nel 1221 tra San Francesco e San Domenico. L’abbraccio tra i fondatori dei rispettivi ordini metteva così fine a una mai esplicitata antipatia che contrapponeva i domenicani, che avevano edificato la Chiesa di Santa Maria Novella, e i francescani che avevano invece costruito, proprio sul lato opposto della piazza, un ricovero per pellegrini che ampliato divenne l’Ospedale di San Paolo. I frati si guatavano dai lati opposti della piazza e solo l’incontro tra i padri fondatori segnò la completa pacificazione e il dovuto reciproco rispetto. Mettendo così tutti al sicuro dai possibili ‘corvi’.

Quante api in Piazza Santissima Annunziata?

Nel museo de lo Spedale di Piazza Santissima Annunziata si contempla una originale raccolta di piccoli oggetti, nastrini, bottoni, immaginette e medagliette. Si tratta dei ‘segni anonimi’ che madri disperate lasciavano accanto ai figli appena nati e abbandonati nella ‘ruota degli innocenti’ che si trova sotto il portico de lo Spedale. Qui, da una finestrella, i bimbi venivano posti su un tamburo rotante in legno da cui le suore potevano prenderli per accudirli. I ‘segni anonimi’ rimanevano accanto ai piccoli in modo da poter essere eventualmente riconosciuti dalle madri pentite del loro disperato gesto.

Ma la sfida che piazza Santissima Annunziata tende ai turisti è questa: contare le miriadi di api che circondano l’ape regina scolpite sul piedistallo della statua equestre di Ferdinando I. I cerchi concentrici confondono e costringono ogni volta a ricontare e poi ricontare e poi a rinunciare (non ditelo a nessuno: sono 91, ma con o senza l’Ape Regina?)

Piazza dell’Indipendenza, la piazza senza chiese né palazzi

L’importanza di Piazza dell’Indipendenza nella toponomastica di Firenze è notevole. La piazza risale agli inizi degli Anni ’40 del 1800 e rappresenta il primo esempio di rottura di antichi schemi urbanistici che per secoli avevano, immutati, caratterizzato la città. Infatti la zona, destinata da qualche decennio ad area residenziale del nuovo quartiere di Barbano, vide per la prima volta la costruzione di una piazza là dove non c’era un palazzo del potere laico o religioso. La piazza si trova sulla direttrice che dal centro storico porta alla Fortezza di San Giovanni Battista, detta anche Fortezza da Basso, oggi sede di fiere, esposizioni e convegni. Il nuovo quartiere era destinato alla borghesia fiorentina artefice di un cambiamento culturale proprio a cavallo tra la fine dell’epoca secolare del Granducato e l’inizio della Storia dell’Italia Unita. Al punto che la piazza cambiò nome: prima intitolata alla principessa Maria Antonia di Borbone delle Due Sicilie, divenne ben presto Piazza dell’Indipendenza.

In Piazza San Marco, tra elisir e strani liquori

Vicino al convento di San Marco e nei pressi del Chiostro dello Scalzo, si può ancora oggi vedere l’ampio ingresso della antica Farmacia gestita dai frati Domenicani. I frati fin dai tempi rinascimentali, erano stimati oltreché per la loro sapienza e cultura, anche come esperti nella preparazione di medicinali. Intorno alla porta d’ingresso della Farmacia si possono ancora leggere, scolpiti nel marmo, i preparati in vendita fino all’Ottocento. Tra questi gli Alchermes, molto apprezzati da Lorenzo il Magnifico, liquori a base di alcool a 95°, acqua, zucchero, cannella, cocciniglia, chiodi di garofano e cardamomo; l’acqua antisterica sedativa e antispasmodica; l’Elisir stomatico a base di erbe, spezie e zafferano; l’acqua di rose.

In Piazza Santa Trìnita incisioni ed antiche leggende

La prima cosa da sapere è che il nome della piazza non si pronuncia Trinità, ma bensì Trìnita. Sulla piazza, che si trova lungo la splendida via de’ Tornabuoni, si staglia un monolito di granito donato nel 1560 dal Papa Pio IV a Cosimo I. Il monolito proviene dalle terme di Caracalla con un viaggio di 15 mesi lungo il Tevere, risalendo il Mar Tirreno fino a Pisa e poi via Arno a Firenze.

Molto interessanti sono anche le incisioni sull’elegante palazzo Bartolini-Salimbeni, opera dell’architetto Bartolomeo Baglioni, dopo che fu cacciato dalla fabbrica del Duomo per contrasti con Michelangelo. Il Baglioni fece incidere sul portone d’ingresso Carpere promptius quam imitari (è più facile criticare che imitare) in risposta alle critiche per l’originalità dell’architettura. La scritta Per non dormire è invece incisa sulle finestre del secondo e terzo piano. Leggenda narra che il mercante di seta Bartolini alla vigilia di un’asta per un carico proveniente dall’oriente, allestì un banchetto per tutti i suoi concorrenti durante il quale li addormentò con potenti sedativi. L’indomani essendo l’unico offerente, si aggiudicò il carico per una cifra irrisoria. E finì con l’irridere i concorrenti con la scritta sulla facciata del suo palazzo.

Piazza dei Ciompi per gli amanti dello shopping vintage

La piazza dei Ciompi non ha nulla a che fare con i Ciompi, operai e artigiani delle arti ‘minori’ (sarti e tintori) che per chiedere maggiore dignità e riconoscimento fecero la celebre Rivolta dei Ciompi nel 1378. Il nome della piazza forse deriva dal fatto che i frati della vicina chiesa di Santa Croce ospitarono i Ciompi reietti e discreditati. L’importanza della piazza è tutta dovuta al delizioso Mercato delle Pulci che dalla metà del ‘900 si tiene tutti i giorni con oggetti di antiquariato e artigianato. L’ultima domenica di ogni mese il mercatino si arricchisce di un altro centinaio di bancarelle lungo via dei Martiri del Popolo, borgo Allegri e via Buonarroti.

Piazza Ognissanti, il palcoscenico di Madonna

Il grande spiazzo che si apre parallelo al Lungarno Amerigo Vespucci, Piazza Ognissanti, ospita, oltre alla chiesa omonima, a est l’Hotel Excelsior, ricostruito nell’Ottocento, e a ovest sia il The St. Regis Florence che Palazzo Lenzi, la sede del Consolato di Francia e dell’Istituto Francese di Firenze. Sulla piazza domina la statua di Ercole che lotta con un leone realizzata da Romano Romanelli nel 1935. La grande piazza è stata nell’estate del 2012 teatro di un evento che le ha dato prestigio internazionale. E’ stata infatti utilizzata come set per il video di Madonna Turn Up The Radio, tratto dall’album Mdna. La cantante-performer, dopo aver alloggiato al St. Regis e aver girato alcune scene a Galliano nel Mugello, ha girato una scena in cui, in mini-abito di pelle nera, occhialoni e tacchi vertiginosi, esce trafelata dall’hotel per salire su una Cadillac Eldorado.

Piazza Strozzi, la sconfitta dei De’ Medici

A Palazzo Strozzi deve essere dato il dovuto tributo, sia storico che turistico, soprattutto perché è uno dei rari esempi di costruzione non medicea di Firenze. La famiglia Strozzi infatti cercò, invano, di imporre il proprio potere sulla città in feroce antagonismo con i Medici. Tra le sfide in cui le due famiglie si cimentarono ci fu anche quella del palazzo più grande, l’unica sfida che gli Strozzi infine vinsero. Palazzo Strozzi – oggi sede prestigiosissima di appuntamenti culturali e di mostre, sede del Gabinetto Viesseux per la letteratura, dell’Istituto italiano di Scienze Umane e dell’Istituto italiano di Studi sul Rinascimento, pur essendo molto simile a Palazzo Medici di via Cavour – è molto più imponente.
Molto carino da ammirare è il cosiddetto Diavolino del Giambologna che si trova sul palazzo dei Vecchietti all’angolo tra piazza Strozzi e la via dei Vecchietti. Il piccolo satiro fu un omaggio dal maestro fiammingo alla famiglia Vecchietti per l’ospitalità ricevuta durante il suo soggiorno fiorentino.

È in Piazza del Carmine la Firenze più autentica

Piazza del Carmine, in Oltrarno, è più lunga che larga, sempre ingombra di macchine parcheggiate, poco frequentata dai turisti e antistante la bellissima facciata incompiuta della Chiesa del Carmine. Tutto questo ne fa una piazza molto viva in una delle zone più fiorentine di Firenze. Negli ultimi anni inoltre intorno alla piazza, proprio per la sua distanza dai centri nevralgici del turismo, sono sorti diversi locali frequentati soprattutto dai giovani locali. Come per molte piazze di Firenze, l’origine di piazza del Carmine è legata alla necessità di ospitare, intorno al 1300, la moltitudine di persone che volevano seguire le funzioni e le prediche dei frati dei diversi ordini religiosi. Tutti in chiesa non ci stavano e quindi si inventavano le piazze antistanti per accogliere pellegrini e fedeli.

In Piazza del Cestello con le Ragazze di San Frediano

In piazza del Cestello si trova la chiesa di San Frediano, una delle tante di Firenze che ha la facciata incompiuta, come la Chiesa del Carmine, quella di San Paolino vicino a Santa Maria Novella o quella di Badia Fiesolana a Fiesole, pochi chilometri da Firenze. Parlando di incompiute non si può non ricordare che la stessa facciata della Basilica di Santa Croce, dove sono sepolti i grandi personaggi della Storia di Firenze, è stata completata solo a metà del XIX secolo. Il nome Cestello è mutuato dai monaci cistercensi, detti appunto anche ‘frati del cestello’. Da segnalare la presenza sulla piazza del piccolo Teatro di Cestello dove si assistono a strepitosi spettacoli dissacranti in vernacolo fiorentino. Nel quartiere, lo scrittore Vasco Pratolini ha ambientato il suo romanzo Le ragazze di San Frediano, dove cinque giovani donne, orgogliose e particolarmente argute, costringono il dongiovanni Bob a scegliere una di loro dopo averle ripetutamente ingannate.

Piazzale Michelangelo, dove Firenze è ai tuoi piedi

Il bel belvedere di Firenze, Piazzale Michelangelo in Oltrarno, venne realizzato alla metà del 1800 nel periodo detto del Risanamento, quando la borghesia cittadina diede una profonda scossa all’urbanistica del centro storico e di Oltrarno, in funzione di nuove esigenze economiche e sociali. Sulla piazza, opera dell’architetto Giuseppe Poggi, sono presenti copie delle opere del Michelangelo e la stessa loggia è disegnata in stile neoclassico: il panorama che si ammira da Piazzale Michelangelo è davvero unico. Tutta Firenze, i ponti, le architetture religiose e laiche sono ai piedi dei turisti che possono ammirare lo spettacolo comodamente seduti ai tavolini di un bar-ristorante.

In Piazza Santo Spirito a far festa e perder tempo

La piazza antistante la Chiesa di Santo Spirito, edificio di culto molto bello nonostante la facciata decisamente povera e anonima, è da sempre uno dei luoghi preferiti dai fiorentini per far festa e perder tempo. Il mercatino che tutti i giorni si allestisce e che in alcune domeniche del mese si trasforma in un importante mercato dell’antiquariato e dell’artigianato, è motivo di orgoglio per gli abitanti del rione. Sulla piazza si tenevano le feste di San Rocco, patrono di Oltrarno, e di San Martino, con l’esposizione di tessuti e prodotti lanieri. L’area è zona pedonale, molto ben curata e illuminata nelle ore notturne. Insomma un bel posto dove trascorrere serate in compagnia.

Piazza della Passera, zona di lupanari e postriboli

Ebbene sì. La passera che ha dato nome alla piazzetta in Oltrarno poco distante a Palazzo Pitti è proprio quella. Si è tentato di mitigare la questione cercando di far passare la leggenda secondo cui a metà 1300 un piccolo volatile malato venne curato inutilmente dagli abitanti della zona (peraltro passero malato di peste che infatti nel 1348 piagò Firenze), ma invece la storia è un’altra. La zona intorno alla piazza è sempre stata area di lupanari e postriboli, per cui la passera di cui si parla è proprio l’organo genitale femminile. Nel 2005 anche l’Amministrazione si è rassegnata e quindi il nome della piazza è diventato ufficialmente quello: piazza della Passera. Da ammirare sulla piazza un’interessante fontana con cascatella annessa, ma soprattutto da non perdere è la trattoria-osteria-tripperia Il Magazzino dove si possono gustare gli ottimi piatti della tradizione gastronomica fiorentina.